ALIMENTAZIONE E FIBROMIALGIA

La fibromialgia è una malattia cronica in cui una condizione di dolore generalizzato è solitamente accompagnata da altri sintomi come la fatigue, disturbi del sonno, disturbi dell’umore, mal di testa, sindrome da colon irritabile, ecc…
Sebbene sia nota da moltissimi anni, la fibromialgia è stata solo di recente oggetto di studi più approfonditi, anche se ancora sono molte le cose che non sappiamo.
In Italia, la fibromialgia colpisce circa 1,5-2 milioni di persone, ed è diffusa prevalentemente tra le donne in età adulta (20-60 anni). L’esatta causa della fibromialgia non è ancora stata individuata.
È sempre più evidente che questo disturbo abbia una genesi multifattoriale, ovvero sia provocata da diversi fattori sia fisici che psicologici.

Molti sono i trattamenti proposti, sia farmacologici che non, ma il miglior approccio per la gestione della fibromialgia sembrerebbe essere quello multidisciplianare, in cui ai farmaci allopatici vengono affiancati rimedi fitoterapici, omeopatici e micoterapici.
All’interno delle terapie non farmacologiche la nutrizione è uno strumento promettente, che sta acquisendo sempre più rilevanza.
In letteratura sono descritte remissioni dalla patologia fibromialgica solo in seguito a particolari diete, cosa che in genere non si verifica dopo i soli trattamenti farmacologici.

Cerchiamo di capire come la nutrizione svolga questo importante ruolo

Molti studi correlano la fibromialgia ed il suo aggravamento al sovrappeso e ad un’alterazione dei parametri metabolici (in particolare colesterolemia ed insulinemia).

Altri studi confermano la presenza di elevato stress ossidativo e ridotta capacità antiossidante nei fibromialgici, associata anche ai bassi livelli di alcuni micronutrienti fondamentali come vitamine ed oligoelementi.

La teoria che lo stress ossidativo possa essere implicato nella fisiopatologia della FM sta prendendo sempre più piede, ma non è chiaro ancora esso sia una causa o una conseguenza della FM. Sicuramente un cambiamento della dieta con un maggior apporto di antiossidanti, in grado di contrastare i radicali liberi, causa dello stress ossidativo, si rende necessario.

Nei fibromialgici effettivamente vengono evidenziati stati carenziali di molti minerali, soprattutto ferro, selenio, zinco e magnesio, di alcune vitamine, in particolare per la vitamina D e la B12, di acidi grassi del tipo omega 3 e di coenzima Q10.
Non solo, i fibromialgici presentano anche una riduzione significativa della concentrazione plasmatica dei BCAAs (amminoacidi ramificati: valina, leucina e isoleucina) e della fenilalanina. I BCAAs forniscono energia ai muscoli e regolano la sintesi proteica muscolare.

Tutte queste carenze possono dipendere da un apporto alimentare insufficiente o da un malassorbimento intestinale dovuto a disbiosi

La supplementazione di amminoacidi, Omega 3, conezima Q10, vitamine e minerali potrebbe essere sicuramente utile nei pazienti con fibromialgia, ma principalmente è necessario intervenire con una dieta corretta, che apporti tutti i nutrienti di cui il corpo necessita e mirata al ripristino di una corretta funzionalità intestinale, che permetta l’assorbimento di quello che viene mangiato o integrato.

Infine spesso alla fibromialgia si associano allergie e/o intolleranze alimentari e anche queste problematiche, riconducibile ancora ad un intestino non funzionante nel giusto modo, vanno gestite con la dieta.
I cambiamenti nella dieta sono spesso più sicuri e molto meno costosi rispetto a farmaci ed integratori, inoltre sono sotto il controllo del paziente.
Sono stati effettuati vati trials clinici con lo scopo di studiare gli effetti di particolari diete sui sintomi della FM.

 

Le varie diete proposte in letteratura sono:

 

Dieta ricca in antiossidanti: mira alla riduzione dei radicali liberi. Generalmente parliamo di una dieta di tipo vegano o vegetariano ricca in antiossidanti. I pazienti che seguono questo tipo di alimentazione ne descrivono i benefici.

Dieta dimagrante rivolta al reset del quadro metabolico. Sovrappeso e obesità sono due comorbilità comuni nei fibromialgici e con l’aumentare del BMI si verifica un aggravamento dei sintomi della fibromialgi, l’alterazione del quadro metabolico (dislipidemia e insulino resistenza) e una riduzione della qualità della vita. Ancora non è chiaro se sovrappeso e obesità siano la causa o la conseguenza della fibromialgia. Sicuramente il dimagrimento determina un miglioramento comprovato.

Dieta ad esclusione di eccitotossine (glutammato e aspartame): ha lo scopo di eliminare le sostanze che possono eccitare i neuroni in modo anomalo e pericoloso. In particolare il glutammato è il neurotrasmettitore più diffuso del sistema nervoso centrale, una sua concentrazione eccessiva potrebbe sovraeccitare i neuroni portandoli a morte. Sono stati descritti casi di regressione completa dei sintomi della fibromialgia in seguito all’attuazione di questo tipo di dieta. Alimenti da evitare: dadi da brodo, cibi in scatola, salumi, prodotti congelati e liofilizzati, formaggi, prodotti derivati dalla soia, piatti pronti (contenenti gli additivi E620 ed E625), i dolcificanti con aspartame, le bevande light, i dolciumi «senza zucchero», ecc…

In una review, inoltre, vengono presi in esame 4 alimenti in grado di aumentare il dolore: il glutammato monosodico, l’aspartame, la caffeina e l’acido arachidonico. Ridurre o eliminare questi alimenti e nutrienti dalla dieta potrebbe essere utile per il trattamento del dolore cronico.

Dieta senza glutine: spesso problemi gastrointestinali, alvo irregolare e dolore addominale concomitano con la fibromialgia. Alcuni fibromialgici, con patologia celiaca subclinica o gluten sensitivity non celiaca, hanno tratto beneficio da una dieta senza glutine. E’ stato anche ipotizzato che la gluten sensitivity possa essere una causa della FM ed è una condizione che viene riscontrata sempre più frequentemente in questi pazienti.

Infine molte sono le evidenze scientifiche che correlano la fibromialgia con i disturbi del comportamento alimentare: problematiche psichiatriche (soprattutto ansia e disturbi dell’umore) associate al dolore cronico, bulimia ed anoressia spesso presenti nei fibromialgici, binge eating disorder (attuali o pregressi) in pazienti obesi o sovrappeso, depressione e abbuffate notturne in soggetti obesi.

Sono stati studiati i neurotrasmettitori nei fibromialgici e si è visto che ci sono disfunzioni nella loro produzione; carenze o eccessi di queste molecole portano a problematiche neurologiche come quelle descritte. In particolare si è andato a vedere il ruolo della serotonina, spesso carente in questi pazienti, per cui un altro intervento nutrizionale proposto è stato quello di integrare il suo precursore, il triptofano, un amminoacido.
In uno studio recente viene ipotizzato che la presenza di molecole non assorbite nell’intestino, soprattutto il fruttosio, riduca l’assorbimento del triptofano. Un basso assorbimento del triptofano porta a una bassa sintesi di serotonina che innesca i sintomi della fibromialgia. Inoltre gli zuccheri non assorbiti potrebbero anche produrre un deterioramento del microbiota intestinale che non riesce più a svolgere la funzione di assorbimento del fruttosio e del triptofano nell’intestino, entrando in un circolo vizioso.
L’idea terapeutica è quella di sostenere la sintesi di serotonina consentendo il corretto assorbimento del triptofano.
Il nucleo di il trattamento curativo è l’esclusione dalla dieta di alcuni carboidrati (fruttosio) e la marcata riduzione di alcuni altri.

In conclusione possiamo affermare che con una dieta corretta è possibile controllare e prevenire la malnutrizione (in eccesso o in difetto), ridurre la massa grassa in eccesso oppure evitare la perdita di massa magra, migliorare la risposta alle terapie, migliorare la risposta del sistema immunitario, ridurre l’infiammazione e migliorare la qualità della vita.
E’ fondamentale però scegliere i nutrienti utili al paziente e gestirne correttamente l’introito, è necessario educare il paziente ad una corretta alimentazione.
La supplementazione di integratori alimentari è consigliata, ma deve essere gestita da un professionista competente, così come la scelta di diete particolari e mirate.
E’ assolutamente sconsigliato il «fai da te» per non correre il rischio della malnutrizione o del sovraccarico dei nutrienti.
La fibromialgia deve essere trattata con un approccio multidisciplinare, nel quale la nutrizione sta acquistando sempre più un ruolo da protagonista.

Dott.ssa Edy Virgili

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