«IPER-REATTIVITÀ ALIMENTARE. ALLERGIE, INTOLLERANZE E LEAKY GUT SYNDROME: FACCIAMO CHIAREZZA»

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Le prime osservazioni sui disturbi legati all’ingestione del cibo sono antiche.
Già nel corso del І secolo a.C. i medici dell’antica Grecia avevano descritto l’esistenza di reazioni avverse agli alimenti.
• Ippocrate aveva osservato che l’ingestione di latte vaccino era in grado di provocare in alcuni soggetti disturbi gastrici, orticaria e cefalea;
• Lucrezio affermava: “quello che per un individuo è cibo può essere per un altro veleno”.

Nell’immagine sottostante riporto un grafico di Boyce et al. tratto da “Guidelines for diagnosis an menagement of food allergy in the United States: report of the NAID-sponsored expert panel”, pubblicato sul Journal of Allergy Clin Immunol nel 2010. In questo attendibilissimo grafico si parla chiaramente di reazioni avverse agli alimenti, distinte tre tossiche e non tossiche e tra le non tossiche si distingue tra immuno mediate e non immunomediate. Tra le reazioni immunomediate ci sono quelle che coinvolgono le Immunoglobuline di tipo E (Ig E), ovvero le allergie, e quelle che non coinvolgono le Ig E. Le reazioni non immunomediate sono invece le intolleranze.

iper-reattività-alimentareBoyce et al.; Guidelines for diagnosis an menagement of food allergy in the United States: report of the
NAID-sponsored expert panel; J Allergy Clin Immunol; 2010.

 

 

Cerchiamo quindi di capire le differenze tra le varie reazioni.

L’allergia è una razione avversa agli alimenti causata da una anomala reazione immunologica mediata da anticorpi della classe IgE, che reagiscono verso componenti alimentari di natura proteica (proteine e glicoproteine). Può manifestarsi già in età pediatrica (tendenza alla regressione) oppure insorgere in età adulta (tendenza alla persistenza).

La prevalenza è del 5% dei bambini sotto i 3 anni di età e del 4% della popolazione adulta, tuttavia la percezione globale nella popolazione generale è del 20% (Boyce et al. 2010).
Ampio è lo spettro di manifestazioni cliniche (da lievi fino a shock anafilattico), che si possono verificare in pochi minuti oppure entro qualche ora e la precocità in relazione alla gravità.

 

Possono essere interessati più organi e apparati.

Le manifestazioni possono essere a livello di cute (orticaria, dermatite, eczema, rossore, prurito, gonfiore), di cavo orofaringeo (gonfiore delle labbra, voce rauca, gonfiore gola), di apparato gastroenterico (nausea, vomito, diarrea, crampi intestinali), di apparato respiratorio (broncospasmo, tosse, occlusione nasale, naso gocciolante, difficoltà respiratoria), di apparato cardiocircolatorio (aritmie, pressione bassa), di apparato neurologico (capogiri, confusione mentale, vertigini, svenimenti, coma).

Le intolleranze alimentari provocano sintomi spesso simili a quelli delle allergie, ma non sono dovute a una reazione del sistema immunitario, e variano in relazione alla quantità ingerita dell’alimento non tollerato.
Possono dipendere dalla dieta scorretta o da alterazioni gastrointestinali (sindrome da intestino irritabile, gastrite, reflusso gastroesofageo, diverticolosi, colelitiasi); spesso sono secondarie ad altre patologie, in particolare alla permeabilità intestinale.
Possiamo classificarle come intolleranze da difetti enzimatici (es. intolleranza al lattosio), intolleranze da sostanze farmacologicamente attive e intolleranze da meccanismi sconosciuti (es. da additivi).

Le sintomatologie più comuni sono a livello di apparato gastroenterico (gonfiore addominale, diarrea, dispepsia, dolori addominali e vomito), a livello di cute e mucose (orticaria, prurito, eritema) e a livello di apparato respiratorio (occlusione, difficoltà respiaratoria). Più rari sono i sintomi a livello cardio-circolatorio e neurologico (cefalee, alterazioni pressorie).
La più frequente tra le intolleranze da difetti enzimatici è l’intolleranza al lattosio, causata dalla mancanza di lattasi (enzima deputato alla digestione del lattosio in glucosio e galattosio).
Nel periodo dell’allattamento è quasi sempre secondaria a patologie intestinali e si manifesta con diarrea, flatulenza e dolori addominali.

Nell’adulto è dovuta principalmente al cambiamento delle abitudini alimentari e alla diminuzione dell’attività lattasica.
La diagnosi si può fare nelle strutture sanitarie (ospedali o laboratori analisi) attraverso il breath test.
Raro, ma molto pericoloso è il favismo, ovvero un difetto congenito di un enzima normalmente presente nei globuli rossi, la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi, essenziale per la vitalità degli eritrociti e in particolare per i processi ossidoriduttivi che in essi si svolgono.
Nei soggetti con favismo l’ingestione di fave, piselli, Verbena Hybrida, alcune droghe vegetali o farmaci (ad esempio sulfamidici, salicilici, chinidina, menadione, ecc…) determina l’inibizione della glucosio-6-fosfato-deidrogenasi eritrocitaria con conseguente distruzione dei globuli rossi (anemia emolitica con ittero).

Esistete anche l’intolleranza al fruttosio, causata dalla mutazione di un gene chiamato Aldo B, che sintetizza a livello epatico un enzima fondamentale per poter utilizzare il fruttosio a fini energetici (Aldolasi). Se questo enzima non viene prodotto dal fegato a livello intestinale e renale non viene assorbito il fruttosio.
Il consumo di fruttosio non digerito porta allo sviluppo di ittero, epatomegalia (aumento delle dimensioni del fegato), cirrosi, fino ad arrivare a convulsioni, coma e morte. Anche in questo caso la diagnos si può fare attraverso il breath test.

Definiamo invece intolleranze farmacologiche quelle determinate dall’effetto farmacologico di sostanze contenute in alcuni alimenti, quali l’istamina (vino, spinaci, pomodori, alimenti in scatola, sardine, filetti d’acciuga, formaggi stagionati), la tiramina (formaggi stagionati, vino, birra, lievito di birra, aringa), la caffeina, l’alcool, la solanina (Solanacee), la teobromina (tè, cioccolato), la triptamina (pomodori, prugne), la teniletilamina (cioccolato), la serotonina (banane, pomodori), acido acetilsalicilico (agrumi, pomodoro, ecc…).
Queste sostanze bioattive possano determinare una attivazione diretta, non immunomediata, sui mastociti, con liberazione di cisteinil leucotrieni ad azione vasodilatatoria e stimolanti il muscolo liscio (responsabili di anafilassi, asma, orticaria).

Infine parliamo della Celiachia, ovvero una patologia cronica sistemica immuno‐mediata, indotta dalle prolamine (proteina di frumento, orzo, segale, avena, farro, Kamut o Khorosan, spelta e triticale). Esiste una predisposizione genetica legata agli aplotipi HLA DQ2/DQ8, in assenza dei quali la diagnosi è virtualmente esclusa. Interessa la zona duodeno-digiunale dove si attiva una risposta immune mediata da linfociti T con produzione IgA ed IgG contro l’enzima transglutaminasi tissutale e contro i peptidi della gliadina con conseguente danno citotossico della mucosa e atrofia dei villi.
Il malassorbimento dei nutrienti derivante è correlato con la severità e l’estensione del danno a livello dei villo. E’ necessaria una diagnosi di certezza e il trattamento è la dieta aglutinata, rigida e permanente.

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