IPERTENSIONE ARTERIOSA E ALIMENTAZIONE

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Generalmente l’ipertensione arteriosa è una patologia multifattoriale e viene definita “primaria” quando non è possibile individuare una causa ben precisa.
Solo una piccola percentuale (circa il 5 %), che viene definita “secondaria”, invece dipende da malattie ereditarie e non, che possono interessare il cuore, i vasi, i reni, i surreni, oppure dall’utilizzo di farmaci come le anfetamine, gli anticoncezionali, gli antidolorifici, ecc…
L’ipertensione “primaria” ha spesso una causa genetica, infatti la presenza di familiari diretti con ipertensione può aumentarne il rischio di insorgenza.
Ovviamente con l’avanzare dell’età il rischio di questa patologia aumenta poiché i vasi arteriosi si irrigidiscono.

Ci sono poi tutta una serie di stili di vita errati che portano al danneggiamento dei vasi arteriosi e all’aumentare della pressione:

    • il fumo di sigaretta,
    • lo stress,
    • la sedentarietà,
    • il sovrappeso e l’obesità,
    • le abitudini alimentari scorrette come un eccessivo introito di calorie, di grassi animali (carni, formaggi, insaccati, ecc…), di zuccheri (soprattutto sotto forma di bevande, dolciumi e farine raffinate), di alcolici e di sale.

Nella nostra dieta quotidiana dovremmo introdurre 4-5 grammi di sale al giorno, invece è stimato che in Italia e nelle popolazioni occidentali quasi se ne raddoppi il consumo. Quando pensiamo al sale non dobbiamo considerare solo quello che aggiungiamo agli alimenti, ma anche quello che è già contenuto in alcuni cibi, ad esempio 100 grammi di prosciutto possono contenere dai 5 agli 8 grammi di sale.
D’altro canto ci sono errori alimentari dovuti alla carenza di alcuni importanti nutrienti che possono invece aiutare a contrastare l’ipertensione e alcuni fattori alla base della sua insorgenza come le fibre, i grassi polinsaturi della serie omega 3, il magnesio e il potassio.

Sull’età e sulla genetica non si può intervenire, ma su tutti gli altri fattori si e…NON È MAI TROPPO TARDI PER ADOTTARE UNO STILE DI VITA SANO!

Vediamo quindi alcune indicazioni per stare meglio se si è affetti da questa patologia e per prevenire se si è predisposti.

Innanzi tutto è necessario controllare l’apporto calorico e ridurre l’introito di sale, fino ad eliminare il sale aggiunto. Quando parliamo di sale dobbiamo pensare anche a tutti i cibi salati (come indicato precedentemente per il prosciutto) che devono essere ridotti o eliminati: dadi da cucina, salse, olive, sottaceti, formaggi, salumi, cibi affumicati, patatine, prodotti da forno come cracker e altri snack, cibi in scatola, cibi pronti, ecc…

Inoltre anche l’acqua, che dobbiamo bere in abbondanza, può essere un importante veicolo di sale e quindi è necessario sceglierne un tipo oligominerale ed iposodico, che favorisca la diuresi e l’eliminazione del sodio in eccesso. Per sostituire il sale è consigliabile l’utilizzo di spezie ed erbe aromatiche, che apportano anche utilissimi antiossidanti per il nostro organismo. In particolare l’aglio riduce la pressione arteriosa, ha un effetto antiaggregante piastrinico e antitrombotico e abbassa i livelli di colesterolo e trigliceridi.

Per ridurre l’apporto di calorie e grassi saturi si consiglia di consumare almeno 3-4 volte a settimana il pesce spinato, soprattutto quello di piccola taglia e quello azzurro, si consiglia il consumo di legumi e cereali in chicco non raffinati (avena, quinoa, riso interale, farro, sorgo, ecc…), di frutta e semi oleosi (ma non tostati e salati), di frutta fresca (ma non troppa! Altrimenti si introducono troppi zuccheri) e di verdure fresche.

Sono consigliati circa 300-400 grammi di frutta al giorno (suddivisa in 2-3 pasti) e almeno 500 grammi di verdure al giorno (da distribuire in almeno 2 pasti).
Per quanto riguarda le carni, sono da preferire quelle bianche e da limitare quelle rosse, eliminando invece tutte le carni conservate. In generale è sempre consigliabile evitare il “fai date” e affidarsi ad un professionista competente (medico o biologo) per avere un piano alimentare corretto, che non crei carenze nutrizionali.

Dott.ssa Edy Virgili

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