LA NUTRIZIONE DEL BAMBINO IN ETÀ SCOLARE

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La nutrizione del bambino deve soddisfare tre esigenze principali:

  • l’accrescimento somatico secondo programma genetico
  • lo sviluppo neuropsicologico ottimale
  • il mantenimento dello stato di salute a breve, medio e lungo termine.

Tali obiettivi possono essere conseguiti solo se la nutrizione del bambino è corretta sin dalla sua permanenza nell’utero materno; molte sono le evidenze sull’esistenza di una “memoria metabolica” che l’organismo acquisisce durante la vita intrauterina e nei primi anni dopo la nascita.

Tuttavia questa sorta di imprinting metabolico (metabolic programming) non impedisce miglioramenti importanti dell’attività metabolica attraverso la modifica persistente delle abitudini nutrizionali.
Meccanismi epigenetici responsabili della plasticità della regolazione metabolica sono infatti presenti anche nelle età successive al primo anno di vita, sebbene meno efficienti.

 

Fabbisogni energetici

L’intervallo 6-18 anni si caratterizza per due aspetti fisiologici specifici:

  • notevole stabilità della velocità di crescita sia staturale che ponderale, in entrambe i sessi, fino all’inizio dello sviluppo puberale;
  • grande accelerazione della velocità di crescita staturo-ponderale e le importanti modifiche della composizione corporea e psicologiche che si realizzano durante lo sviluppo puberale, con evidenti differenze tra maschi e femmine.

Durante l’accrescimento i fabbisogni nutrizionali aumentano lentamente in fase pre-puberale, (crescita staturale di circa 6 cm/anno e accrescimento ponderale di circa 3 kg/anno), mentre sono ben più elevati in pubertà (8 cm/anno, 6 kg/anno).

Il fabbisogno di energia per il solo accrescimento passa da circa il 2% del fabbisogno energetico totale giornaliero nel prepubere al 4-5% in fase puberale.
Il progressivo aumento della massa corporea comporta un aumento dei fabbisogni di energia sia in condizioni basali che non basali.

Il fabbisogno energetico basale dipende principalmente dalla quantità di massa magra corporea, soprattutto dagli organi ad elevata attività metabolica (cervello, fegato, cuore, reni e muscolo scheletrico).

Il fabbisogno non-basale dipende principalmente dall’attività muscolare (attività motoria), dalla quantità e composizione del cibo ingerito nelle 24 ore e dalla temperatura ambientale a cui è esposto l’organismo (termogenesi).

Il fabbisogno per la termogenesi è circa il 7 % del contenuto energetico del cibo assunto, mentre il fabbisogno di energia per l’attività fisica è responsabile di circa il 30 % del fabbisogno energetico giornaliero.

Tuttavia, nel soggetto sedentario, questa quota può dimezzarsi mentre nell’agonista può anche raddoppiare.
I fabbisogni vanno pertanto misurati o quantomeno stimati nel singolo bambino o adolescente.

 

Proteine

I fabbisogni proteici devono tenere in considerazione sia le necessità per la crescita, che quelle per il mantenimento di una massa proteica in progressivo aumento.
Bisogna considerare la qualità proteica della dieta, influenzata dalla digeribilità delle proteine e dalla composizione in aminoacidi. La qualità proteica è adeguata sia per le proteine di origine animale sia per l’abbinamento fra proteine vegetali con profilo aminoacidico complementare (es. cereali + legumi). L’apporto proteico giornaliero auspicabile è pari al 12-15 % dell’energia totale della dieta.

Lipidi

Le raccomandazioni sull’assunzione dei lipidi tengono in considerazione sia il livello adeguato di assunzione, sia la prevenzione delle patologie correlate (cardiovascolari in particolare). Particolare attenzione viene posta nel limitare gli acidi grassi saturi e trans e nel raggiungere adeguati apporti di acidi grassi polinsaturi (in particolare n-3 e n-6).

Carboidrati

Le raccomandazioni per l’assunzione dei carboidrati evidenziano un ampio intervallo di riferimento, sottolineando l’importanza di non scendere sotto l’apporto minimo di 2 g di carboidrati per kg di peso corporeo (per la prevenzione della chetosi) e di non superare il valore pari al 60 % dell’energia totale della dieta. Le linee guida raccomandano di limitare i cibi ad alto contenuto in zuccheri semplici e ad alto indice glicemico (es. bevande zuccherate, caramelle, dolci…) e al contrario di consumare regolarmente cibi ricchi in amido e fibra (es. cereali integrali, legumi, frutta, verdura).
L’OMS nel 2015 ha raccomandato però di ridurre l’apporto giornaliero di zuccheri semplici a meno del 10% dell’apporto energetico totale, ma un’ulteriore riduzione (al di sotto del 5%) sarebbe preferibile.

Vitamine

Numerosi studi epidemiologici dimostrano una diffusa carenza di vitamina D nella popolazione pediatrica (una scarsa esposizione alla luce solare), compromettendo, durante l’adolescenza, il raggiungimento del picco di massa ossea. La dieta è una fonte trascurabile di vitamina D, quindi per i soggetti che non si espongono sufficientemente al sole è importante valutarne la supplementazione.

Minerali

Il calcio è il principale catione dell’organismo umano. Svolge numerose funzioni nei meccanismi di coagulazione, contrazione muscolare, trasmissione dell’impulso nervoso, secrezione ormonale e nello sviluppo della massa ossea. E’ fondamentale che la dieta del bambino e dell’adolescente preveda un consumo regolare di tali fonti alimentari (latte e latticini, legumi secchi, frutta secca oleosa o semi oleosi, alcuni tipi di acqua). E’ altresì importante considerare che il bilancio del calcio è condizionato anche dalle sue perdite urinarie, favorite da una dieta troppo ricca in proteine, sodio e caffeina (coca cola).

Il sodio, micronutriente coinvolto nella regolazione del bilancio idroelettrolitico e della pressione arteriosa, oltre che nel mantenimento dell’omeostasi cellulare, è presente in tantissimi alimenti e un suo deficit è estremamente improbabile. Al contrario, un consumo eccessivo di sale da cucina, prodotti da forno, formaggi, salumi, snack salati, può portare all’assunzione di elevate quantità di sodio con conseguente aumento del rischio di ipertensione ed eventi cardiovascolari.

Il ferro è un minerale indispensabile per il trasporto dell’ossigeno nell’organismo e per il funzionamento di molti enzimi. In natura esistono due forme di ferro: “eme”, maggiormente biodisponibile e contenuto negli alimenti di origine animale (frattaglie, carni) e “non eme”, nei vegetali. Bambini vegetariani e ragazze in età fertile sono gruppi a rischio di carenza di ferro.

Lo zinco esercita numerosi funzioni nella cellula (catalitica, strutturale, di regolazione) ed è fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Lo zinco è contenuto in quantità significativa in diversi alimenti sia di origine animale che di origine vegetale; la sua biodisponibilità è comunque ridotta dalla presenza dei fitati dei vegetali.

Dott.ssa Edy Virgili

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