LA NUTRIZIONE DURANTE LA MALATTIA ONCOLOGICA

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La nutrizione è parte integrante delle terapie oncologiche ed è fondamentale saper scegliere i nutrienti utili al paziente e gestirne correttamente l’introito

Possiamo parlare di nutrizione alla diagnosi, prima degli interventi chirurgici e dei trattamenti antiblastici, durante i trattamenti antiblastici (radio e chemioterapia, immunoterapia), durante e dopo gli interventi chirurgici (stomie, peg, ecc…), nel paziente terminale e nel paziente dopo le terapie in prevenzione secondaria.

Mangiare bene in ambito oncologico è fondamentale per controllare e prevenire la malnutrizione, ovvero ridurre la quantità del tessuto adiposo se presente (soprattutto addominale) ed evitare la perdita di massa magra (sarcopenia-cachessia), per migliorare dismetabolismi primari e secondari alle terapie, per migliorare lo stato del sistema immunitario (minor rischio di infezioni e maggiore probabilità di cura/guarigione), per migliorare la risposta del paziente alle terapie oncologiche, riducendone gli effetti collaterali (anemia, neutropenia, piastrinopenia, disgeusia, vomito, disbiosi, stipsi, diarrea, ecc…) e per migliorare la guarigione delle ferite.

Una corretta nutrizione inoltre può ridurre le molecole causa dell’infiammazione (glucosio, insulina, fattori di crescita, ac. Arachidonico, citochine e ormoni sessuali) ed i distrattori immunologici (metalli pesanti, conservati, coloranti, inquinanti, Xenobiotici in genere). Quindi una corretta nutrizione permette di migliorare la qualità e la durata della vita (debolezza, alterazioni del sistema nervoso, etc.).

Va sottolineato che la malnutrizione per difetto è la principale causa di morbosità e mortalità nel paziente oncologico. Un decesso su tre è dovuto a problemi nutrizionali. Il rischio nutrizionale non si manifesta solo nelle fasi avanzate di malattia, generalmente si ha una compromissione nutrizionale più o meno grave sin dall’esordio della malattia.

Il paziente oncologico deve essere considerato sempre a rischio di malnutrizione e deve essere supportato in questo sin dall’inizio dell’iter diagnostico-terapeutico.

Per valutare lo stato nutrizionale del paziente oncologico è necessario che l’oncologo o il medico di base prescrivano alcuni esami ematici come l’albumina, la transferrina, la prealbumina, la proteina legante il retinolo e la fosfatasi alcalina. Poi ci possiamo avvalere di esami strumentali come la Dexa e la di bioimpedenziometria che ci permettono di vedere la composizione corporea del paziente.
È inoltre di fondamentale importanza la valutazione dello stato psicologico del malato che potrebbe soffrire di depressione, anoressia, ansia, ecc…

Si delinea quindi la necessità di un approccio integrato tra varie figure professionali, che spesso è carente, in cui alla nutrizione, di cui tanto si parla, non viene sempre dato il giusto peso dagli operatori sanitari. A volte gli operatori sanitari non sono correttamente formati ed informati in materia e possono sottovalutare lo stato nutrizionale e metabolico del paziente. Inoltre troppo spesso il paziente per la consulenza nutrizionale si rivolge a persone non integrate in senso oncologico con il rischio di ricevere piani alimentari inadeguati e dannosi. Accade anche che, laddove il professionista sia competente, le sue indicazioni vengano sottovalutate o contrastate da altri professionisti… con la totale confusione del paziente…

Infine… ha senso spendere tanti soldi sulle terapie oncologiche se poi il paziente muore per problemi nutrizionali?

Purtroppo lo stato dell’arte in materia è carente di “Gold Standar” e troppe sono le “chiacchiere” senza basi scientifiche che girano intorno all’argomento, soprattutto sottovalutando la gravità del problema. Va poi chiaramente detto e sottolineato che non ci sono evidenze scientifiche a sostegno delle varie diete anticancro proposte: vegana, alcalina, macrobiotica, Gerson, Budwig, chetogena, low carb, ecc…che spesso, soprattutto in condizioni di forte malnutrizione, possono determinare più danni che benefici.

Al momento le più autorevole linee guida sono dettate dall’ESPEN (The European Society for Clinical Nutrition and Metabolism) ed hanno come principale obiettivo il trattamento della malnutrizione e dei dismetabolismi associati al cancro, fattori prognostici negativi nel paziente oncologico. Le alterazioni metaboliche prese in considerazione sono l’intake nutrizionale inadeguato (anoressia, interventi chirurgici, ulcere, xerostomie, cattiva dentizione, blocchi intestinali, stipsi, diarrea, malassorbimento, nausea, vomito, disgeusia, dolore, ecc…), le deplezione delle proteine muscolari (perdita della forza muscolare, astenia, ecc…), la sindrome da infiammazione sistemica (alterato turnover proteico con incremento delle proteine di fase acuta; insulino resistenza e alterata tolleranza al glucosio; aumentata ossidazione lipidica) e la situazione di ipermetabolismo patologico presente nel 50% dei pazienti.

Le raccomandazioni indicate dall’ESPEN sono:

  • garantire un apporto calorico di circa 25-30 kcal/kg/giorno.
  • garantire un apporto proteico > 1-1, 5 g/kg/giorno.
  • in pazienti con insulino resistenza aumentare l’apporto calorico utilizzando i grassi piuttosto che i carboidrati per ridurre il carico glicemico.
  • per le vitamine ed i minerali seguire la dose giornaliera raccomandata (RDA) e scoraggiare supplementazioni in assenza di carenze documentate.
  • evitare restrizioni dietetiche.
  • in caso di malnutrizione o nutrizione insufficiente ricorrere agli integratori proteico calorici e alla nutrizione artificiale (enterale e parenterale).
  • sconsigliare l’utilizzo di integratori, eccezion fatta per alcune molecole, ma sempre sotto stretto controllo medico.
  • consigliare nei sopravvissuti di mantenere un peso idoneo (BMI 18,5-25 kg/m2) e uno stile di vita sano, che includa attività sportiva e una dieta basata su vegetali, frutta, cereali integrali, pochi grassi saturi, carne rossa e alcolici (indicazioni sovrapponibili a quelle del WCRF).
  • raccomandare screening routinari per controllare lo stato nutrizionale, il peso e l’assetto metabolico.

Non dimentichiamo però che ogni paziente è diverso, con problematiche diverse ed è necessario intervenire in modo individualizzato, seguendo le linee guida, ma considerando le esigenze del malato dettate dalle problematiche derivanti dai trattamenti oncologici, dal gusto e dalla psiche.

Va ricordato infine che l’organismo umano non è un’isola autosufficiente, ma un ecosistema complesso contenente trilioni o più di microorganismi disseminati ovunque (pelle, polmoni, bocca, genitali, intestino, ecc…) e questa variegata comunità microbica dà contributi vitali a processi fisiologici essenziali come quelli immunitari, metabolici e psichici. Purtroppo ancora una volta la dieta tira le fila del gioco, poiché ha un ruolo centrale non sono per il metabolismo umano, ma anche nella regolazione del microbiota e della sua attività metabolica.

Recenti studi pubblicati da fonte autorevoli hanno messo in evidenza come differenze nella composizione del microbiota possano determinare non solo l’insorgenza di un tumore ma anche le diverse risposte alle terapie oncologiche e quindi la diversa capacità di risposta alle cure e la conseguente sopravvivenza.

Purtroppo ancora non conosciamo tutto quello che riguarda il metabolismo della cellula cancerogena e non sappiamo precisamente quello che succede nell’organismo umano quando una neoplasia insorge e progredisce. La scienza sta facendo passi da gigante e quotidianamente nuove pubblicazioni ci chiariscono alcuni tasselli. Tutti quelli che operano intorno a questa malattia devono tenersi costantemente informati per poter gestire nel miglior modo possibile e sulla base delle evidenze scientifiche il paziente oncologico; soprattutto chi si occupa di nutrizione, materia che purtroppo da un lato e per fortuna dall’altro tocca tutti gli aspetti fisiologici e psicologici del tumore.

Dott.ssa Edy Virgili

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