MICROBIOTA UMANO E COMPONENTE MICROBIOLOGICA DEL TERRENO

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Le proprietà nutrizionali dei cibi che mangiamo dipendono moltissimo dal tipo di ambiente e dal modo in cui sono stati prodotti. Alimenti prodotti in una terra fertile e privi di fitofarmaci sono alla base della nostra salute.

La rivoluzione industriale in agricoltura ha determinato una trasformazione nelle qualità nutrizionali degli alimenti, impoverendoli non solo di sostanze naturali utili per la nostra salute (vitamine, antiossidanti, sali minerali, ecc…) ma anche della componente microbiologica del terreno, utilissima al mantenimento di un buon microbiota umano.

Purtroppo dagli anni ‘60 la qualità dei cibi che consumiamo è stata notevolmente modificata… oserei dire “drammaticamente stravolta”.

I nostri nonni mangiavano le verdure prodotte nel loro orto, dove poche piante venivano coltivate con metodi naturali, le verdure venivano raccolte e mangiate nel giro di poche ore e mantenevano tutte le loro proprietà nutrizionali inalterate; non solo: quelle poche verdure erano cresciute in un terreno pieno di nutrienti e senza il supporto della “chimica”.

Oggi in un terreno vengono coltivate quantità enormi di verdure, e quindi i nutrienti del terreno devono essere divisi tra un numero enorme di piante, con il supporto di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti… ma i fertilizzanti non saranno mai in grado di fornire tutte le sostanze necessarie al terreno che sono presenti in natura…

Lo stesso discorso vale per i cereali, dove si sono aggiunte modificazione genetiche per migliorarne le caratteristiche di lavorazione a livello industriale e il trattamento con radiazioni per renderli meno soggetti ad intemperie e all’attacco dei parassiti.

La perdita di fertilità del terreno viene addebitata alle stesse coltivazioni, secondo il principio secondo per cui se una certa quantità di elementi si trova in una pianta coltivata e raccolta, la stessa quantità di elementi dovrebbe essere reintrodotta nel suolo, senza considerare la capacità delle piante di sintetizzare e convertire elementi ad esse necessari grazie al sole, ai gas atmosferici, all’acqua e al loro microbiota.

Le attuali tecniche agricole dovranno essere velocemente riviste in quanto incompatibili con la nostra salute, considerando sia quella dei consumatori che dei produttori (troppo spesso a contatto con sostanze tossiche) e quella degli animali della zootecnia che si devono nutrire con cereali, legumi e erbe fresche e secche.

L’azienda agricola dovrebbe essere vista come un ecosistema in cui tanti elementi naturali possano coesistere in un’armoniosa sinergia, dove si possano rievocare e valorizzare i cultivar tradizionali del territorio, tutelando e conservando la biodiversità (ad esempio: non è possibile produrre la soia in Italia!).

Proprio la biodiversità permette di far sviluppare il microbiota del terreno permettendo la trasformazione della sostanza organica e l’assimilazione delle sostanze nutritive alle colture.
Non possiamo ignorare il complesso rapporto tra le piante, i microorganismi del suolo e gli elementi nutritivi. Le stesse piante esercitano una trasformazione continua del suolo, fertilizzandolo attraverso il loro microbiota rizogeno (microrganismi presenti nelle radici) che decompongono la sostanza organica evolvendola in humus.

Affinché tutto questo avvenga è necessario coltivare in modo integrato specie annuali, permanenti e alberi azoto-fissatori, in modo che ogni specie tragga beneficio dalla vicinanza dell’altra specie per l’assorbimento dei nutrienti e per la difesa dai patogeni.

Purtroppo negli ultimi decenni, con l’industrializzazione dell’agricoltura (sfruttamento intensivo dei terreni con l’utilizzo dei fitofarmaci, stress meccanico dovuto all’aratura e all’utilizzo di trattori enormi), i microrganismi rizogeni, che da circa 450 milioni di anni vivono nel terreno, sono stati indeboliti o distrutti, rendendo i terreni sterili e quindi l’utilizzo di concimi chimici e pesticidi diviene necessario per poter utilizzare terreni non più fertili e vulnerabili ai vari agenti patogeni.

Ricordo e sottolineo per concludere che la composizione del microbiota delle radici delle piante è molto simile a quella del microbiota dell’intestino tenue dell’uomo nel quale avvengono la digestione e assimilazione di tutti i nutrienti; è probabile che non mangiando più vegetali ricchi di microorganismi anche il nostro intestino tenue ne risenta andando incontro a disbiosi, problematica alla base di tutte le malattie odierne, comprese quelle cardiovascolari, oncologiche e neurovegetative.


Dott.ssa Edy Virgili

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