Oncologico

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CANCRO E DISORDINI ELETTROLITICI

I pazienti oncologici spesso presentano disordini elettrolitici, che possono dipendere sia dalla neoplasia che dalle terapie.
Quando sono presenti i disturbi elettrolitici la prognosi è più sfavorevole.

 

Alterazioni del sodio

Iponatriemia

È il più comune dei disordini elettrolitici, gli studi riportano una prevalenza variabile dal 4% al 47%.
I sintomi più comuni sono malessere generalizzato e nausea (valori del sodio compresi tra 125 e 130 mEq/L), fino ad arrivare a confusione, irritabilità, convulsioni e coma (valori tra 115-120 mEq/L).

L’iponatremia viene generalmente gestita con la restrizione dei liquidi, anche se nel paziente neoplastico potrebbe non essere ben tollerata, inoltre i protocolli terapeutici potrebbero richiedere idratazione.

Si differenzia facendo riferimento alla volemia in:

iponatriemia ipovolemica: dovuta a perdite extrarenali (vomito, diarrea, peritonite, pancreatite, ustioni), caratterizzata da valori di sodiuria (sodio nelle urine) <20 mmoli/L, e perdite renali (diuretici, nefropatie, Morbo di Addison), in genere con valori di sodiuria >20 mmoli/L.
iponatriemia isovolemica: in caso di uso di diuretici, ipotiroidismo, deficit di glucocorticoidi, aumento del rilascio di vasopressina (ormone antidiuretico), SIADH (sindrome da inappropriata secrezione di vasopressina) e polidipsia primitiva (quando la quantita di liquidi assunti e superiore a quella che viene persa tramite l’escrezione urinaria).
iponatriemia ipervolemica: dovuta a cirrosi epatica, scompenso cardiaco congestizio, sindrome nefrosica, insufficienza renale.

 


Ipernatriemia (Na >145mEq/L)

Non dipende dalla neoplasia ed è rara, ma gravata da una mortalità maggiore.
Dipende dalla perdita eccessiva di acqua corporea in rapporto alla perdita di sodio.
I pazienti più a rischio sono gli anziani disidratati, che non bevono a sufficienza oppure affetti da diarrea.
Si può anche manifestare ipernatriemia secondaria a diabete insipido centrale (distruzione neoplastica della neuroipofisi).
Le manifestazioni cliniche nell’ipernatriemia sono principalmente neurologiche (alterazioni dello stato mentale, astenia, ipereccitabilita neuromuscolare, deficit neurologici focali, convulsioni e coma).
La correzione dell’ipernatriemia consiste nella reidratazione, che deve essere lenta e graduale.

 

 

Alterazioni del potassio

 

Ipopotassiemia (valori plasmatici di potassio inferiori a 3 mEq/L)

L’ipopotassiemia è molto comune nei pazienti oncologici e a volte è associata ad altri disturbi elettrolitici.
Può dipendere da uno scarso apporto nutrizionale, da problematiche gastrointestinale (vomito e diarrea secondari alle terapie), da perdite renali (uso di diuretici, ipercalcemia, ipomagnesemia, diuresi post ostruttiva, farmaci e aumentata escrezione urinaria di lisozima), dall’utilizzo di farmaci che causano una perdita renale di potassio mediante danno tubulare (cisplatino, ifosfamide, amfotericina B, antibiotici aminoglicosidici), da alcuni inibitori delle tirosinkinasi (tossicità gastrointestinale e/o renale), da eccesso di mineralcorticoidi (iperaldosteronismo primario ad adenoma e carcinoma surrenalico, tumori renina secernenti, sindrome ectopica di ACTH) e può essere secondaria ad alcune chirurgie (ureterosigmoidostomia).
Nei pazienti con marcata leucocitosi(>100.000/μL), la fuga di K+ all’interno delle cellule (“intracellular shift”) può causare una ipopotassiemia.
I sintomi variano da mialgie, miastenie o crampi muscolari (alterazioni muscolatura striata), quadri di stipsi o franco ileo paralitico (alterazione muscolatura liscia), fino a paralisi completa, ipoventilazione o rabdomiolisi. Possono verificarsi anche alterazioni del muscolo cardiaco (palpitazioni, aritmie e sincopi).
Il trattamento dell’ipopotassiemia consiste nell’evitare complicanze pericolose per la vita (aritmie, insufficienza respiratoria), nella correzione della carenza di potassio e nel trattamento della causa della perdita di potassio.


Iperpotassiemia (valori plasmatici di potassio superiori a 5,5 mEq/L)

Nel paziente neoplastico in genere dipende da danno renale acuto o più raramente a insufficienza surrenalica dovuta a metastasi in entrambi i surreni, da chemioterapici nefrotossici (mitomicina C, gemcitabina, composti del platino, metotrexate, ifosfamide, bifosfonati, interferone), ostruzione post-renale, sindrome da lisi tumorale (fatale), sepsi e nefropatia da mezzo di contrasto.
L’iperpotassiemia può essere asintomatica finché non compaiono i segni della tossicità cardiaca.
Generalmente l’iperpotassiemia viene trattata utilizzando il gluconato di calcio endovena sulla membrana cellulare, lo spostamento del potassio all’interno delle cellule con glucosio, insulina e bicarbonati, e la rimozione dell’eccesso di potassio con diuretici, resine a scambio ionico o trattamento dialitico nel paziente con insufficienza renale.

 


Alterazioni del magnesio

 

Ipomagnesemia (Mg <1,3 mEq/L)

Nel paziente oncologico è conseguente ai trattamenti anti tumorali (cisplatino, Ifosfamide, amfotericina B, anticorpi monoclonali anti-EGFR13 come cetuximab, panitumumab e necitumumab) e bisogna integrare magnesio.
È necessario monitorare il magnesio per evitare complicanze cardiache.
Possibili sintomi sono costituiti da tremori, fascicolazioni, nistagmo, tetania, alterato stato mentale.
In assenza di sintomi, una lieve ipomagnesemia (>1,2mg/dL) non richiede un trattamento mentre una ipomagnesemia più grave (0,9-1,2 mg/dL) va trattata con supplementi orali o parenterali.


Ipermagnesemia (Mg >2,2 mEq/L)

In ambito oncologico non ci sono particolari situazioni a rischio di ipermagnesemia.
Spesso l’eccesso di magnesio dipende dall’assunzione di massicce dosi di antiacidi o lassativi contenenti questo minerale.
Dal momento che l’escrezione renale costituisce l’unico mezzo per ridurre i livelli di magnesio, la presenza di insufficienza renale può rendere pericolose anche dosi terapeutiche di lassativi e antiacidi.
I sintomi dell’ipermagnesemia sono rappresentati da crampi muscolari, paralisi, atassia e stato confusionale.
Per risolvere questo problema è necessario eliminare le fonti esogene di magnesio, favorire la diuresi (anche con farmaci se possibile) e supportare le attività cardiorespiratorie.
La somministrazione di calcio favorisce la rimozione di magnesio dal sangue.

 

Bibliografia:
«Disordini elettrolitici associati al cancro (ipo-ipersodiemia, ipo-iperpotassiemia, ipo-ipermagnesemia)”; Vincenzo Minotti e Chiara Bennati; Struttura Complessa di Oncologia Medica Azienda Ospedaliera “S. Maria”, Terni; Il Pensiero Scientifico Editore 2019.

 

 

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