Oncologico

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Il digiuno e le nuove prospettive cliniche

Il digiuno consiste in un’astensione totale o parziale dal cibo e quindi, in un apporto calorico molto inferiore rispetto al fabbisogno giornaliero.

Tale pratica, tipica di numerose correnti religiose, grazie alle nuove ricerche scientifiche ed ai canali mediatici, risulta attualmente molto diffusa anche nella popolazione laica.
La strategia del digiuno è utilizzata sia per perdere rapidamente peso, spesso senza un controllo medico, sia in caso di malattie, soprattutto in ambito oncologico, con l’obiettivo di affamare le cellule cancerogene.

Esistono diversi protocolli di digiuno a cui poter fare riferimento per un periodo estremamente breve di tempo e sempre sotto consiglio specialistico:

digiuno intermittente (IF): alternanza di giorni di digiuno completo a giorni di dieta libera;

dieta mima-digiuno (FMD): dieta ipoglucidica, ipoproteica e ricca in acidi grassi polinsaturi, principalmente di origine vegetale.
Essa fornisce un apporto calorico giornaliero che va dal 10 al 50% del nostro fabbisogno nutrizionale nell’arco di 5 giorni, con la quale si riescono a mimare gli effetti di un reale digiuno;

digiuno basato sulla crononutrizione: una dieta normocalorica da consumare in un arco di tempo che va dalle 8 alle 12 ore, garantendone dalle 16 alle 12 di digiuno, seguendo le esigenze del nostro organismo in relazione ai ritmi circadiani.

La necessità di ideare e strutturare tali regimi alimentari nasce per raggiungere nuovi obiettivi in ambito clinico, sotto stretto controllo medico, in particolare per settori che vanno dalla chirurgia bariatrica all’oncologia.
È bene quindi evitare il fai-da-te e rivolgersi sempre ad un professionista della nutrizione, per evitare di venir meno alla natura scientifica di tale pratica nutrizionale e di creare situazioni di malnutrizione.

Durante un periodo di digiuno, che sia totale o parziale (dieta mima-digiuno), il nostro organismo va incontro a una riduzione dei livelli ematici di glucosio, quale prima fonte energetica per le nostre cellule.

Queste come prima risposta, cessano di proliferare, al fine di preservare quanta più energia possibile per garantire le funzioni vitali.
Entrano, quindi, in una condizione di sopravvivenza, mettendo in atto il processo di chetogenesi: mobilitano i grassi che verranno convertiti nel fegato in corpi chetonici necessari, in assenza di zuccheri, per fornire, in primis, energia al cervello e poi a tutti gli altri organi.

Dagli ultimi studi in ambito oncologico, è emerso che le cellule tumorali, diversamente da quelle sane, non riescono ad adattarsi alla mancanza di cibo, per cui continuano a crescere fin quando, al momento della somministrazione del medicinale anti-tumorale, saranno più sensibili al farmaco che diventerà per loro fonte di nutrimento.

Le cellule sane, invece, saranno protette e in questo modo, meno sensibili alla tossicità farmacologica.
L’associazione di dieta mima-digiuno prima e dopo la terapia anti-tumorale, in soggetti non sottopeso o cachettici, ci porta verso nuove prospettive terapeutiche in grado di aumentare la sensibilità del tumore ai farmaci e ridurre gli effetti collaterali delle terapie.

Inoltre, sia il digiuno intermittente che la dieta mima digiuno hanno un effetto provato sulla riduzione del peso corporeo, nei soggetti sovrappeso e obesi, migliorando il quadro clinico degli stessi, riducendo i livelli ematici di glucosio, insulina, leptina e fattore di crescita insulino simile 1 (IGF-1), riconosciuti tutti come potenziali fattori di rischio e di progressione tumorale.

In ultimo, grazie a recenti studi condotti su pazienti non sottopeso o cachettici (nei quali per ora non è possibile somministrare una dieta di questo tipo), la dieta mima-digiuno (con un apporto di 1100 kcal nel primo giorno e 700 kcal dal 2°al 5° giorno), in abbinamento a terapie antiblastiche ed a esercizi muscolari di bassa intensità, formulati ad hoc per il paziente, si è potuto evidenziare anche un miglioramento della massa muscolare corporea, quale indice di efficacia terapeutica.

Purtroppo, gli studi statisticamente validi conclusi condotti sull’uomo sono ancora pochi, ma ce ne sono moltissimi in corso.
I risultati fin ora ottenuti sono decisamente molto promettenti, speriamo che nei prossimi mesi/anni ci vengano fornite certezze in modo da applicare queste interessantissime strategie nutrizionali nei pazienti, soprattutto in ambito clinico.

Non può mancare la raccomandazione di evitare sperimentazioni casalinghe!

Con la nutrizione non si scherza, tantomeno con i digiuni… non sono adatti a tutti.

Dott.ssa Edy Virgili e dott.ssa Greta Postacchini

 

BIBLIOGRAFIA
1- Francesca Valdemarin et al., Safety and Feasibility of Fasting-Mimicking Diet and Effects on Nutritional Status and Circulating Metabolic and Inflammatory Factors in Cancer Patients Undergoing Active Treatment; Cancers 2021, 13: 4013.
2- Katherine K. Clifton et al., Intermittent Fasting in the Prevention and Treatment of Cancer; Ca Cancer J Clin 2021, 0: 1–20
3- Sofi F., Fasting-mimicking diet a clarion call for human nutrition research or an additional swan song for a commercial diet? Int J Food Sci Nutr. 2020;71(8):921-928.

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