PUBBLICITÀ, ALIMENTI E BAMBINI CONSUMATORI

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Il rapporto bambini-televisione è un argomento che interessa molti studiosi, i quali vogliono comprendere gli effetti che questo può avere sui piccoli telespettatori.
Un po’ meno interessati sono i genitori, per i quali la Tv è un’ottima baby-sitter.

La cosa su cui più si presta attenzione è il “potere” della pubblicità, che da una parte determina scelte di consumo e dall’altra propone modelli comportamentali, non sempre adeguati per i bambini.

Il bambino concepisce la pubblicità come parte integrante del programma televisivo, soprattutto se trova i personaggi dei cartoni animati

La pubblicità si pone come soluzione di continuità tra un programma e l’altro, ma anche all’interno della giornata poiché la troviamo nei giornali, sulla strada, ecc… La pubblicità è strutturata con una propria logica e caratteristica, come se fosse un programma televisivo, dietro alla sua creazione ci sono veri e propri psicologi.

I bambini imparano presto a gestire il linguaggio della Tv e della pubblicità, sono capacissimi di analizzarne la struttura narrativa e valutarne l’efficacia persuasiva; la pubblicità quindi diventa una vera subcultura preadolescenziale, creando legami sociali e di appartenenza fra coetanei. Essa passa principalmente per canali emotivi, mette in moto il meccanismo del desiderio e invoglia al possesso.

Premesso tutto questo la riflessione è verso tutte quelle pubblicità che riguardano il tema “alimentazione”.

Spesso capita di vedere nei supermarket mamme disperate con bambini che pur di ottenere il prodotto desiderato piangono e strillano e a poco vale il tentativo del genitore di persuaderlo verso un altro alimento.

 

Ma quanto sono sani gli alimenti tanto pubblicizzati?

Quanti genitori analizzano l’ ingredientistica e la composizione nutrizionale di ciò che acquistano?

I vari prodotti dolciari (merendine, biscotti, snack, etc.) purtroppo sono pieni di coloranti e conservati, spesso sono preparati con farina di bassa qualità anche da cereali Ogm, zuccheri raffinati, contengono grassi idrogenati oppure oli vegetali, che tradotto significa olio di palma.

Per i prodotti salati vale lo stesso discorso.

Forse varrebbe la pena far vedere meno TV ai nostri figli, ma potrebbe essere un pensiero utopico e stupido visto che siamo nell’era multimediale, dove la tv (e anche i libri purtroppo) fra qualche anno sarà superata dai tablet.

Forse sarebbe utile non portare i bambini nei negozi, ma prima o poi faranno questa “traumatica” esperienza.

Sarebbe anche interessante pensare di dialogare un po’ di più con queste piccole creature e cercare di spiegare cosa fa bene mangiare, ma sappiamo che le chiacchiere servono a poco!

La cosa fondamentale rimane l’esempio del genitore e lo stile alimentare che viene adottato nella famiglia, cercando di preparare in casa dolci e biscotti e proporre un po’ più di frutta per le merende.


Dott.ssa Edy Virgili

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