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Il ruolo del biologo nutrizionista in team multidisciplinare nella pratica clinica

Stiamo vivendo un forte cambiamento nella pratica clinica di tutti i giorni, un cambiamento rivolto alla medicina di precisione, cucita su misura sul paziente, intorno al quale devono ruotare più figure sanitarie che lavorino collaborando tra di loro, ma ognuna con le proprie competenze.

Tutti i professionisti dovrebbero essere uniti da un filo comune: la medicina integrata, ovvero una medicina vista in modo sistemico, mirata alla cura dell’essere umano nella sua totalità (corpo e psiche).
L’uomo vive grazie alla coordinazione di vari sistemi che comunicano tra di loro e funzionano in sinergia, sistemi in cui si integrano continuamente milioni di segnali chimici ed elettrici.

Purtroppo, i moderni stili di vita (alimentazione, stress, fumo, alcool, alterazione del bioritmo, ecc…) e il cambiamento dell’ambiente in cui viviamo (inquinamento ambientale ed elettromagnetico) hanno portato l’essere umano lontano dall’armonia psico-fisica che dovrebbe avere.

In questo panorama, la medicina integrata diventa sempre più necessaria per resettare, dove possibile, i sistemi sconnessi.

Parliamo di una medicina sistemica con un approccio terapeutico personalizzato che, mettendo il paziente al centro, affronta tutti gli aspetti fisici, emotivi, mentali, sociali, spirituali e ambientali che influiscono sulla sua vita, utilizzando le strategie più consone per curarla.

Ormai sono ben noti dati scientifici che evidenziano quanto alcuni farmaci non funzionino qualora il malato abbia un intestino infiammato (es. immunoterapia) e sappiamo quanto un paziente sia poco attinente ad una buona dieta mirata al reset intestinale qualora conviva con ansia e depressione.

L’obiettivo è quindi quello di unire tante competenze per ottenere i risultati migliori in termini di guarigione, durata e qualità della vita.

La figura del biologo nutrizionista diventa quindi protagonista nel team multidisciplinare, poiché la dieta, intesa come corretta nutrizione, viene considerata una parte importante dei protocolli terapeutici dei pazienti affetti dalle più svariate patologie.

Una dieta, correttamente e consapevolmente strutturata, permette infatti di

  • controllare e prevenire la malnutrizione,
  • ridurre la quantità del tessuto adiposo se presente,
  • evitare la perdita di massa magra;
  • migliorare la risposta alle terapie farmacologiche, riducendone gli effetti collaterali;
  • contenere il carico di tossine presenti negli alimenti e quindi lo stress ossidativo;
  • ridurre l’infiammazione (diminuendo l’introito di glucosio, insulina, fattori di crescita, citochine e ormoni sessuali, ecc…);
  • modulare qualitativamente e quantitativamente il microbiota intestinale, permettendo il ripristino dell’eubiosi endoluminale;
  • migliorare la qualità e la durata della vita (astenia, stress, ecc…).

È poi necessario modulare la dieta non solo per tipo di patologia, ma anche in base alla fase della patologia (esordio, pre e post chirurgia, durante le terapie allopatiche, in prevenzione, ecc…).

Ovviamente, un biologo nutrizionista, in grado di gestire la terapia nutrizionale all’interno di un gruppo interdisciplinare, dovrà aver seguito un certo percorso formativo e dovrà studiare ed aggiornarsi continuamente, vista anche la velocità con cui la ricerca scientifica sta progredendo.

D’altro canto è necessario da parte degli altri operatori sanitari il pieno e rispettoso riconoscimento della figura del biologo nutrizionista competente in ambito clinico.

 

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